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I nostri problemi personali non dovrebbero ricadere sui colleghi

I nostri problemi personali non dovrebbero ricadere sui colleghi

Molti di noi passano gran parte del proprio tempo sul posto di lavoro; di conseguenza, il tempo condiviso con i colleghi è davvero elevato, tanto che spesso abbiamo la sensazione di stare molto di più con loro che con i nostri cari. Ma proprio perché trascorriamo tante ore con i colleghi, possiamo tendere consapevolmente a stabilire con loro relazioni personali e in modo inconsapevole a trattare questi rapporti come se fossero quelli instaurati con il papà, la mamma, i fratelli e le sorelle.

Questa inconsapevolezza spesso porta a replicare con i colleghi le stesse problematiche vissute con i nostri familiari, comportandoci in modo aggressivo con qualcuno o in modo seduttivo con qualcun'altro. E loro potrebbero fare lo stesso con noi, instaurando così il solito circolo vizioso. Ma perché se abbiamo iniziato a vivere questi problemi in famiglia, al posto di liberarcene, superandoli magari grazie a un percorso di riflessione personale, o per mezzo dell'aiuto di consulenti della relazione, li riportiamo in azienda? In effetti, così rischiamo di compromettere la qualità e la serenità del nostro lavoro e di quello degli altri.

Questi atteggiamenti, perlopiù scarsamente coscienti, non aiutano ad avere relazioni mature e spesso non ci permettono di viverle liberi dai condizionamenti del passato. In questi casi, sarebbe opportuno porsi delle domande: quali problemi personali stiamo giocando in azienda? Perché ci ritroviamo ad agire contro alcuni colleghi, con i quali magari non ha senso prendersela, o a favore di altri, che magari ci remano anche contro?
Spesso, infatti, nei posti di lavoro si consolidano ruoli dai quali poi difficilmente ci si riesce a svincolare. Così c'è il collega che è lo "zimbello" di tutti, c'è il "simpaticone" che deve far sempre ridere, il "musone" che si lamenta sempre di qualunque cosa e di chiunque. Ma perché ci identifichiamo in questi ruoli predefiniti? Così facendo, rischiamo di perdere quella creatività, quella capacità di decidere, di assumersi responsabilità, di avviare iniziative che renderebbero il lavoro più produttivo e divertente.

Noi riportiamo le relazioni della nostra famiglia d'origine all'interno del luogo di lavoro. Ma l'azienda è forse una replica della nostra famiglia? Comprendere che il lavoro può diventare un aspetto creativo, che può consentire di poter interpretare ruoli diversi, potrebbe renderlo non più un "obbligo", ma un vero percorso di crescita. E questa consapevolezza potrebbe incidere anche su una dimensione più ampia come quella sociale. Un'azienda con persone consapevoli e creative, infatti, non mira solo ed esclusivamente al profitto, ma è attenta anche agli aspetti etici e ambientali.
In ogni caso, è importante comprendere cosa accade davvero nelle relazioni, professionali e inevitabilmente personali, prima di agire in modi che possano condizionare irreparabilmente l'equilibrio e le prestazioni di un gruppo di lavoro.

L'azienda per cui lavori ha uno o più team che non riescono a collaborare insieme in modo produttivo?

di: Personal Dreamer