ombra

La relazione di coppia è come un figlio simbolico

La relazione di coppia è come un figlio simbolico

La strana equazione con cui spesso ci confrontiamo nel parlare di relazioni di coppia, vuole che la somma di due individui dia come risultato un'entità unica, indivisibile, magica e speciale che è la nostra particolare relazione. Due persone, che inizialmente sono due individui diversi e separati, si incontrano e si fondono diventando una cosa sola. La brutta notizia, che molti già conoscono, è che questo è il felice inizio di un regno destinato a crollare.

L'alternativa, praticata da alcune persone, è evitare totalmente questa fusione, rimanendo però troppo separati, non connessi, protetti ma al costo di vivere una distanza emotiva che non potrà mai appagare. Anche questa sembra quindi una soluzione destinata a non funzionare.

Stiamo parlando dunque del modo in cui gli individui possono riuscire a stare in relazione senza perdere se stessi o, d'altra parte, senza perdere la possibilità di costruire la relazione stessa; un dilemma apparentemente molto complesso, dove i consueti modelli culturali e sociali con cui costruire un rapporto non aiutano. Il nucleo di questo problema ruota intorno a due concetti essenziali: le differenze individuali e le paure fondamentali degli individui in coppia.

Le differenze sono un fatto di cui ognuno di noi ha esperienza; tutti siamo diversi, e intorno a questa diversità ruota la creatività, la bellezza del mondo e l'evoluzione, sia personale che sociale; ma le differenze fanno anche paura, almeno finché non le conosciamo.

Le due paure fondamentali riguardano invece il timore di essere invasi, dominati, colonizzati dagli altri, e il suo contrario: rimanere soli, essere abbandonati. Al punto di contatto tra questi due estremi si colloca il tentativo di gestire le differenze per tentare di mantenere la propria identità e al tempo stesso il contatto con l'esterno.

L'idea che proponiamo è dunque quella di evitare sia lo sforzo ad uniformarsi annullando le differenze, sia il rinunciare a una relazione rimanendo troppo distanti e rinchiusi nell'individualismo, esaltando piuttosto le differenze come valore ed evitando di rinnegare parti di sé, con l'obiettivo comune di mantenere una connessione con chi ci sta accanto. Questo è possibile attraverso una comunicazione, e delle modalità di scambio nella coppia, che ci permettano di conoscere il partner e di farci conoscere, mostrare ciò che siamo e capire chi è l'altro, senza il timore che questo debba necessariamente dividerci, allontanarci o inglobarci. A meno che non crediamo, o ci abbiano insegnato, che svelare a chi ci sta vicino ciò che siamo significhi presentargli un "mostro", va da sé che essere se stessi è il modo migliore per essere conosciuti, lasciando al partner la possibilità di scegliere cosa di noi è apprezzabile e cosa non piace; questo naturalmente deve essere reciproco.

Se impariamo a mostrarci, e al tempo stesso manteniamo viva la genuina curiosità di scoprire l'altro proprio nel suo essere diverso, rispettando questa diversità, diamo vita ad un gioco di equilibrio tra appartenenza e differenziazione che crea una nuova esperienza di contatto, la cui risultante non sono né io né tu, né la semplice somma di noi; il risultato è uno spazio di costruzione condiviso cui entrambi partecipiamo, contribuendo alla nascita di questo "figlio simbolico".

Questo sarà quindi un'entità terza, uno spazio, un luogo, che vive di sue proprie leggi, di suoi bisogni e che i partner contribuiscono ad alimentare con la ricchezza che deriva dal diverso contributo di ognuno ogni giorno. Può darsi che a volte il risultato non piaccia totalmente, ma è proprio in questa "imperfezione" che ha luogo l'evoluzione continua e la danza della relazione, rinunciando all'ideale assoluto di perfezione e godendo della crescita autonoma di questo "figlio" davvero nostro. In questo modo favola e realtà potranno convivere...

E voi come vivete la vostra relazione di coppia?

Autore: dott. Raffaele Frisone
Sito web: www.terapiadicoppia.net
eBook: ...e vissero quasi sempre felici e contenti (ed. CIPOG)

Vota questo articolo
(ancora nessun voto)

di: Personal Dreamer